Opportunità londinesi

Partiamo con aspettative, non so se alte, ma sicuramente concrete.
Andiamo a rifarci gli occhi, a prendere ispirazione e a sbirciare il futuro.
Non so se nasceranno opportunità, ma era bene staccare la spina.
Go Mazziglia go!

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Let’s go making!

Alla volta di Roma, palazzo dei congressi. La fiera italiana dei maker, gli artigiani digitali, gli smanettoni del taglio laser e delle stampanti 3D, delle startup e della condivisione delle conoscenze, dei Fablab, novelli forni di paese dove i cittadini portano le loro idee a lievitare e cuocere…
L’aspettativa è alta, il che non è di per sé una buona cosa, perché scatta il rischio delusione. Però il viaggio in Giappone ci ha insegnato che si può partire con alte aspettative e poi essere stupiti da cose che non ti aspettavi neanche.
Cosa ci aspettiamo? Mah… Idee, opportunità, un’iniezione di ottimismo che la cronaca quotidianamente estingue.
Soprattutto contatti, altre persone con la stessa curiosità, magari già attive nel campo della creazione di oggetti e prototipi in genere, magari non troppo distanti dalle nostre zone, perché è vero che la rete accorcia le distanze, ma un buon caffè in compagnia ancora non te lo fa prendere!

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Caro Murakami

– Una vita come la mia non ti piace?
– Lascia perdere, – dissi. – Non è questione di piacere o non piacere. Ci sono vite diverse. Io per esempio non sarei potuto entrare all’università di Tokyo anche volendo, non posso andare a letto con una ragazza solo perché lo decido io, e non ho una buona dialettica. Gli altri non mi filano per niente, e non ho neanche una ragazza. E quando avrò la mia brava laurea in lettere presa in un’università privata di serie B non avrò grandi prospettive per il futuro. Che cosa mi puoi dire?
– Provi invidia per la mia vita?
– No, nessuna invidia, – dissi. – Sono troppo abituato a me stesso per voler cambiare.
(H. Murakami, Norwegian woods)

Le ragioni di un viaggio

Parrà strano, a fine viaggio -anzi ad un mese dalla partenza- mettersi a scrivere quella che doveva essere la premessa all’evento.
Mi è frullata per la testa durante gli ultimi preparativi, mi ha tenuto sveglio durante il volo di andata, ma senza uscire allo scoperto (con la scusa dell’apparecchio spento).
Adesso, ripensando che un mese fa ci organizzavamo per andare ad Asakusa, complice il temporale, i susini martoriati dai pidocchi, il film sulla bellezza di Sorrentino, qualcosa vuole uscire.

Sono trent’anni che sbircio il Giappone attraverso gli anime.
Sono vent’anni che lo assaggio attraverso i manga.
Sono dieci anni che lo assaggio attraverso film e libri.
Sono tre anni che progetto questo viaggio.
Alla fine del 2010, in un’edicola a Cuneo, comprai il numero della rivista Meridiani dedicato al Giappone, lo iniziai a leggere con l’idea di organizzare un viaggio, andai anche in agenzia a prendere documentazione sui viaggi organizzati, poi ci furono terremoto, tsunami e Fukushima, per cui presi Meridiani e lo riposi con un sospiro nella libreria.
Trascorsa l’estate 2012, venni a sapere che un mio collega era appena stato in Giappone e ne approfittai per farmi mostrare alcune foto.
Avevo acceso la miccia.

Fotogrammi

I tetti con le tegole in grès, lucide e blu
I semafori che cinguettano
I cestini che ci sono ovunque ma non li trovo
Le gonne modello Gigi la trottola
Le salviettine umidificate portate al posto del tovagliolo
Le scale che a Tokyo si percorrono tenendo la sinistra mentre a Kyoto tenendo la destra
I commessi dei negozi gentilissimi
Le musichine della metro diverse per le varie stazioni
I water tecnologici marca Toto
Le divise degli studenti
I bambini con cappellino di paglia, cartella e thermos
Il profumo d’incenso nei templi
Le file di scarpe fuori dai locali
Le risaie
Gli uomini in metropolitana con la borsa
Gli origami della gru
Il colore arancione dei torii
Il legno per terra ovunque
Le lanterne
Gli smartphone al posto dei manga sulla metro
Il treno puntuale
I mercati e le loro sensazioni
Le mega insegne

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Ultimo post dal Giappone (non del Giappone)

Oggi abbiamo girato sotto la pioggia, quella sottile che arriva da tutte le direzioni e fa bene alle piante e alla pelle. Con questo tempo la punta dei grattacieli è nascosta dalla nebbia e la metro è così piena che c’era un addetto al controllo di ogni porta dei vagoni (per spingere bene tutti dentro?).

Ad Akihabara alle 9 del mattino le serrande sono ancora abbassate, alle dieci però il circo delle luci, dell’elettricità, dei personaggi di anime e manga, del pachinko e dei videogames lentamente si è acceso e alle undici era già rumoroso. Robi ha sperimentato due toylets… potete chiedere a lui come sono i bagni degli uomini con videogames mentre si fa la pipì. Poi siamo ritornati sulla metro grigia.
Sulla strada verso il National Art Center abbiamo fatto una tappa al Tokyo Midtown, un bldg (ho imparato in questo viaggio che building si abbrevia bldg) grande come un quartiere, con pareti e pavimenti di bamboo, giardini, cascate d’acqua sulle vetrate e sulle pareti, negozi elegantissimi e ristoranti gourmet, tre musei (almeno noi ne abbiamo visitati due e visto da fuori un terzo), centri conferenze e ho pensato “chissà quante altre cose ci sono nei piani interrati per far funzionare una macchina così”. Qui abbiamo mangiato il miglior sushi ad oggi e il cameriere ci ha anche dato delle dritte su come gustare il piatto. Anche il the era particolarmente buono.

Il Santory Museum of Art ci ha raccontato il mono no aware, una cosa non traducibile ma immaginabile osservando alcuni dipinti e oggetti di Natura, i ciliegi in fiore, la luna, l’autunno… Mi ha fatto venire in mente lo spleen di Baudelaire…

Il Design Hub ospitava una mostra sulla visione-sogno di futuro di alcune importanti aziende internazionali… in chiave un po’ ecologica. Le ferrovie giapponesi ad esempio sognano di funzionare con il fotovoltaico (tutta la rete!).

Caffè, metro e in un attimo ci siamo trovati a Ginza. Qui abbiamo scoperto Ito-ya, dimenticherò la parola ma non i 6 piani di cartoleria, i pennelli, le carte, le chine, i colori…

Dopo varie deviazioni, alla fine siamo arrivati al National Art Center, una struttura con 160m di vetrata curva che dà luce ad una hall dominata da due coni rovesciati in cemento alti 2 piani.
Sulla cima di ognuno c’è un ristorante.

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I cosplayer ci paccano!

Il pezzo forte di oggi doveva essere la carrellata di personaggi (cosplayer, rockabilly, ganguro, dark lolita ecc.) che affollano, la domenica mattina, il ponte vicino alla stazione di Harajuku.
Mode, tendenze, modi di essere, sfoghi di disagi o voglia di esprimere se stessi fuori dal proprio posto nella società: tutto questo è il ponte di Harajuku, o meglio doveva essere, perché per uno scherzo del destino oppure per uno scherzo riuscitissimo del mondo verso di noi, stamattina abbiamo trovato molta gente ma non più strana del solito… Possibile che ci siamo sbagliati o che oggi ci fosse un raduno alternativo? Bah, fatto sta che la giornata è stata rivista…

Abbiamo girato intorno ai due stadi progettati da Kenzo Tange per le olimpiadi di Tokyo ma non siamo entrati perché vi si svolgevano o campionati asiatici di cheerleader!

Siamo riusciti a vedere passare le auto nere del partito nazionalista, con megafoni a tutto volume, che sparano slogan per tutta la città.

Il tempo iniziava a dare segni di cambiamento, così abbiamo evitato il parco per smarcare alcune tappe fondamentali: l’incrocio di Shibuya, con gli attraversamenti pedonali sui 4 lati e sulle diagonali. Quando scatta il verde per i pedoni è un incrocio di folla che si apprezza bene dalle finestre al primo piano del vicino Starbuck. Noi ci siamo passati un po’ di corsa, non siamo amanti del bagno di folla…

Allo stesso incrocio, sovrastato da maxischermi con video e pubblicità, abbiamo visto la statua di Hachiko, il leggendario cane che aspettava il suo padrone alla stazione di Shibuya e così fece per 10 anni dopo che questi era morto.

Altra tappa obbligata, la visita ad un negozio Mandarake, specializzato in manga (fumetti) e anime (cartoni animati) di tutti i generi e per tutte le età, modellismo, costumi per cosplayer, bambole, gadget, videogiochi, oltre ad una interessantissima sezione vintage con macchinine in latta e modellini di robot anni ’70!
Naturalmente anche qua è scattato un acquisto…

Siamo tornati sul ponte ma c’era un solo ragazzo in costume, fotografatissimo… Ci siamo quindi buttati sul passeggio in Omotesando, la strada della moda, soprannominata gli Champs Elysées di Tokyo, ma soprattutto nel quartiere di Harajuku, una sorta di strada di negozietti che ricorda un po’ la Francia e un po’ Barcellona.
Abbigliamento di tutti i tipi, una marea di parrucchieri, locali che spaziano dal pub al centro culturale al pancake hawaiano… Il tutto a misura di persona, molto più dei mega negozi delle grandi firme.
Naturalmente abbiamo pranzato con pancake hawaiano! Monica ha scelto bene una ricetta salata, mentre io ho ceduto alla tentazione di un pancake con sciroppo d’acero e macadamia, guarnito con panna e burro!… un po’ troppo.

Durante la visita ad un negozio, ci siamo imbattuti nel simulatore di abiti, che sfrutta la tecnologia del kinect e disegna, sopra la tua figura ripresa, il vestito scelto.

Abbiamo proseguito la piacevolissima passeggiata senza una metà precisa: a noi piace farlo ogni tanto perché così scopri cose che non avrebbero trovato posto nelle guide.
Tra i tanti angoli, un centro culturale dove abbiamo preso un caffè fortissimo. Praticamente la ragazza ha usato caffè per 2 tazzine, pesandolo sulla bilancia (!) e ne ha fatto un ristretto!

Altra sorpresa una libreria con un intero piano dedicato ai bambini ed un interrato con un negozio e Ristorantino a buffet biologico. Non male, sembrava di essere a Berlino!
Ha iniziato a piovere, di una pioggia simile all’aerosol, che arriva da tutte le parti, quindi siamo tornati in albergo. Nell’arco della giornata siamo passati sul ponte 5 volte e non ci sono stati movimenti di gruppi.

Due note voglio appuntare: la decappottabile americana con tuning che gira per il quartiere, spero per portare i turisti.
Secondo: gli sconti di un locale pubblicizzati da finti manichini che mi mettono a salutare dalle vetrine dei due piani.

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Lo stupore dietro l’angolo

La giornata di sabato è stata densissima di emozioni e di episodi stupefacenti.
Colazione alla stazione con pastarella e caffellatte. Treno per Shimbashi, ma, a causa di un incidente sulla linea, la Yamanote era ferma ed abbiamo cambiato.

Ci siamo quindi diretti al mercato del pesce di Tsukiji, il più grande del mondo!
Naturalmente ben lungi dal fare la levataccia per assistere all’asta del tonno, abbiamo comunque fatto un giro tra bancarelle, carrelli trasportatori e ristorantini affollatissimi. Anche qua come a Kyoto i 5 sensi sono stati invasi da informazioni intensissime.

Tornati verso la stazione di Shimbashi ci siamo imbattuti per puro caso nel palazzo della NTV sulla cui facciata è costruito l’orologio meccanico disegnato da Miyazaki, in stile castello errante!
Alle 12 si è mosso a ritmo di musica, come si vede dai video su youtube.

Abbiamo quindi preso il tram automatico per l’isola artificiale di Odaiba, che ospita centri commerciali, musei ed attrazioni varie.
Obiettivo numero uno: vedere la riproduzione in scala 1:1 del mobile suite Gundam, costruito per la candidatura di Tokyo alle olimpiadi 2016! Non mi dilungo, ma quel cartone ha fatto storia:
– non ci sono cattivi extraterrestri ma terrestri delle colonie che vogliono l’indipendenza;
– i robot non sono indistruttibili ma semplici macchine che hanno bisogno di manutenzione;
– vengono introdotti personaggi dotati di poteri esp (extrasensoriali)
Emozione e una serie di foto al robottone, più una con una commessa vestita da ufficiale della federazione.
Acquisto obbligato di gadget…

A questo punto è scattato il colpo di scena: l’esperienza ai limiti della realtà in un maiden café.
Cos’è un maiden café?
È un locale dove ti servono ragazzine vestite da cameriere in stile vittoriano che dimostrano 12 anni.
Fin qui niente di troppo strano, se non fosse che ti presentano i piatti con filastrocche, invitano a cantare con loro mimando il segno del cuore e facendo un balletto che coinvolge i clienti che si vogliano dotare di bacchette luminose.
Fin qui ancora poco… Ti portano le pietanze a forma di panda o con gattino disegnato col ketchup…
E fin qui, direte voi, siete capitati in un bar stile disneyland, peggio per voi.
Peccato che il cliente tipo sia il single tardo adolescente…
Abbiamo resistito alla tentazione di farci una foto con loro per soli 500 yen (4euro…).

Abbiamo girato senza troppa convinzione alcuni blocchi a tema, compreso il palazzo della Fuji tv, con tanto di merchandising di One Piece.
Riguardando le foto e gli orari, mentre uscivamo dal Fuji deve esserci stato il terremoto di cui abbiamo letto il giorno dopo. Con epicentro vicino a Fukushima (di nuovo!), dovrebbe essere stato sentito in tutto il Giappone (magnitudo 6).

Una cosa che non potevamo perderci è il Venus Fort, una galleria commerciale in stile Las Vegas, strutturata come un quartiere di palazzi in stile neoclassico italiano, con tanto di piazze, arcate, fontane, una bocca della verità e la volta dipinta a cielo con illuminazione che passa dall’alba al crepuscolo!
A voi decidere se sia più kitsch il maiden o questo…

Abbiamo saltato bellamente i vari Sega, Lego, Aquapark per spostarci dalla parte opposta nel megacentro ai piedi del Tokyo Skytree, 650m di altezza!
Inaugurato nel 2012, era addobbato per il suo primo compleanno.
Ci siamo meravigliati dei negozi, dei ristoranti e delle presenze fisse italiane, ossia Eataly con Venchi.
Abbiamo poi scelto una cena volante, con ravioli e specialità locali prese ai banchi gastronomici in saldo prima della chiusura.
A quel punto ho preso l’ascensore panoramico e sono salito a 350m, con velocità massima di 600m/min.
La vista meritava davvero (meglio sarebbe stato un cielo terso con vista monte Fuji, ma c’era foschia e mi sono rifatto con la vista by night). Sono riuscito a fare foto accettabili grazie ai consigli di un ragazzo vicino di vetrata!
Siamo quindi tornati in albergo, abbastanza stanchi.

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Back to Tokyo

Alla fine siamo tornati a Tokyo.
Insomma: prima devo dire che siamo sopravvissuti al capsule hotel.
Niente di così extraterrestre, solo che rispetto ad un ostello ed ai capsule standard questo mi è parso più fighetto e privo di imprevisti.
Abbiamo navigato un po’ nella zona wifi poi doccia, un po’ di bagno e via nella capsula!
Luce che si spegne gradualmente e si riaccende altrettanto lentamente all’ora della sveglia, cuscino a mezzaluna a 5 zone… Tutto ok, a parte i miei vicini, una coppia di trivelle da roccia che dopo un po’ per fortuna hanno fatto silenzio.
Usciti dal 9h e carichi come muletti, abbiamo camminato fino al castello, fatto colazione volante vicino ad una scuola, ma sul campo da calcio non si vedeva la curvatura terrestre!
Abbiamo rinunciato a castello e quartiere delle stoffe e siamo rientrati a Kyoto centrale per prendere lo Shinkansen. Il monte Fuji purtroppo non si vedeva per la foschia.
Rieccoci a Tokyo!
Da centrale a Stazione Ueno è salito un lottatore di sumo, con yukata e fagotto. Mi sono rimaste impresse le sue orecchie dal padiglione stranissimo. Saranno le botte prese?
L’hotel Mitsui Garden è carino, comodissimo a treni e metro. Posiamo tutto e andiamo a pranzo alla stazione.
Ci sediamo al bancone di un sushi e vediamo le mani esperte del cuoco prepararci i pezzi uno ad uno. Spettacolo e pure buoni! Prezzo abbordabilissimo.
Per sfruttare fino all’ultimo il mitico JRP, saliamo sulla linea Yamanote e la percorriamo tutta (è un anello), scendendo a Tokyo centrale.
Visita all’international forum, una costruzione acciaio e vetro con copertura a forma di carena di nave. Orgoglio ing.!
Ci spostiamo poi al negozio Muji più grande di Tokyo, una specie di Ikea giapponese, spettacolo!
Vi ceniamo pure e mi accorgo quanto mi manca il pane!
Ultimo spettacolo della giornata: la libreria della stazione affollatissima di lettori alle 22.40.
A domani!

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